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Presentata ieri mattina presso la Camera dei Deputati la “Dichiarazione dei diritti di Internet”, elaborata da una Commissione guidata dal giurista Stefano Rodotà. Quattordici articoli per definire un corpus di principi legati all’utilizzo di questa tecnologia: si va dal digital divide alla privacy, senza dimenticare sicurezza, net neutrality e governo dell’infrastruttura.

 

[Fonte: ictbusiness.it – pubblicato il 28 luglio 2015] Quattordici articoli per definire diritti e doveri dei cittadini che utilizzano e frequentano il mondo di Internet, senza volere regolamentare nulla, ma con lo scopo di informare su un uso consapevole della Rete. È ufficialmente nata la “Dichiarazione dei diritti in Internet”, presentata ieri mattina presso la Camera dei Deputati dalla presidente Laura Boldrini e dal giurista Stefano Rodotà, presidente della Commissione che ha redatto il documento. La nuova “Costituzione” del Web nasce dopo un anno di lavori e decine di audizioni e prende forma dalla prima versione, diffusa a ottobre 2014. Ma, a differenza della bozza preliminare, presenta alcune sostanziali differenze soprattutto su temi sensibili come il copyright, il digital divide e la privacy. Si parte subito con il pieno riconoscimento dei diritti di accesso a Internet, definiti come fondamentali per la persona e “condizione per il suo pieno sviluppo individuale e sociale”. Il Web è visto dagli autori del documento come strumento capace di assicurare il “riequilibrio democratico delle differenze di potere” tra attori economici, cittadini e le stesse istituzioni.
Rivolgendosi ai legislatori, questa nuova Dichiarazione universale cerca di offrire una serie di spunti utili, un corpus di principi per avviare un processo riformatore legato alle nuove tecnologie. Ecco quindi che entrano in scena il diritto alla conoscenza e all’educazione in Rete, con lo sprone alle istituzioni affinché assicurino “la creazione, l’uso e la diffusione della conoscenza in rete intesa come bene accessibile e fruibile da parte di ogni soggetto”. Il Web è visto dagli autori del documento come strumento capace di assicurare il “riequilibrio democratico delle differenze di potere” tra attori economici, cittadini e le stesse Istituzioni.

Fondamentale anche l’articolo 4, dedicato alla neutralità della Rete o “net neutrality”, argomento su cui si dibatte già da tempo anche all’estero. Nella Carta si legge: “Ogni persona ha il diritto che i dati trasmessi e ricevuti in Internet non subiscano discriminazioni, restrizioni o interferenze in relazione al mittente, ricevente, tipo o contenuto dei dati, dispositivo utilizzato, applicazioni o, in generale, legittime scelte delle persone”. Caldo anche l’argomento privacy, con il dibattito politico italiano incentrato proprio in questi giorni sulle norme legate alle intercettazioni e alle registrazioni tra privati.

L’articolo 5 stabilisce che “ogni persona ha diritto alla protezione dei dati che la riguardano, per garantire il rispetto della sua dignità, identità e riservatezza”. Dichiarazione non difforme da quelle già note e utilizzate sul trattamento delle informazioni private “reali”. Interessante invece il terzo comma, che introduce sottotraccia il cosiddetto diritto all’oblio, esplicitato poi più avanti, all’articolo 11.

Recita il terzo comma: “Ogni persona ha diritto di accedere ai dati raccolti che la riguardano, di ottenerne la rettifica e la cancellazione per motivi legittimi”, ripreso poi dal primo comma dell’articolo 11: “Ogni persona ha diritto di ottenere la cancellazione dagli indici dei motori di ricerca dei riferimenti ad informazioni che, per il loro contenuto o per il tempo trascorso dal momento della loro raccolta, non abbiano più rilevanza pubblica”. Anche se non viene definito cosa si intenda di preciso per “rilevanza pubblica”.

La Carta dichiara poi, tra le altre cose, anche il “diritto all’anonimato” (art. 10), i “diritti e garanzie delle persone sulle piattaforme” (art. 12) e lascia agli ultimi due articoli temi importanti come la sicurezza in Rete e il governo dell’infrastruttura stessa. Sul primo argomento, la Dichiarazione riprende esplicitamente l’articolo 21 della Costituzione italiana, dove si definisce il diritto alla libertà di parola e di pensiero. Concetto che va garantito anche sul Web, dove “non sono ammesse limitazioni della libertà di manifestazione del pensiero”, anche se ovviamente deve essere garantita la “tutela della dignità delle persone da abusi connessi a comportamenti quali l’incitamento all’odio, alla discriminazione e alla violenza”.

Ultimo ma non ultimo, anzi di enorme rilevanza, il governo della Rete e la sua regolamentazione. Argomenti su cui si dibatte forse sin dall’inizio del Web stesso, ma che finora non hanno trovato una risposta adeguata. Scrivono gli autori del documento: “Internet richiede regole conformi alla sua dimensione universale e sovranazionale, volte alla piena attuazione dei principi e diritti prima indicati, per garantire il suo carattere aperto e democratico, impedire ogni forma di discriminazione e evitare che la sua disciplina dipenda dal potere esercitato da soggetti dotati di maggiore forza economica”. Concetti sicuramente non semplici da adottare, considerando che “le regole riguardanti la Rete devono tenere conto dei diversi livelli territoriali […] della necessità di salvaguardare la capacità di innovazione anche attraverso la concorrenza, della molteplicità di soggetti che operano in Rete” (art. 14).

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